Carla, mamma di una ragazza di 15 anni, racconta che i temi di lettura della figlia sono diventati fonte di scontro. “Mi chiedo se questa letteratura non sia l’ennesima forma di omologazione al ribasso”. La psicologa: “La lettura ha sempre il vantaggio di far lavorare l’immaginazione”
di Stefania Medetti
Carla (il nome è di fantasia) ha sempre cercato di trasmettere il suo amore per i libri alla figlia. “Arianna è cresciuta in una casa piena di libri. Leggere un libro prima di dormire è stato il nostro rituale della buona notte fin da quando era piccolissima. Ma con la fine delle medie, le nostre strade, in senso letterario, hanno iniziato a divergere”. La figlia, che adesso ha 15 anni e frequenta il liceo linguistico, quando non deve studiare, passa ore sul divano o nella sua stanza a leggere, ma i libri, dice la mamma, sono sempre gli stessi: fantasy, saghe, storie di mondi immaginari, relazioni problematiche. “Io la guardo e mi chiedo: dove sono finiti i libri che lasciano il segno, che ti porti dietro tutta una vita? Alla sua età, leggevo Austen, Flaubert, Hemingway. Li prendevo in biblioteca. Mi affascinavano per il modo in cui erano scritti, erano libri “densi” di idee e di vita. Arianna, invece, sembra interessarsi soltanto a storie che la portano fuori dalla realtà: i poteri magici, lei-lui-l’altro, il vampiro”. Da un po’ di tempo, dunque, la questione della lettura è diventata fonte di tensione fra madre e figlia.






