Una massa informe di politici, amministratori locali, mediatori e imprenditori. E il sospetto che si tratti solo della parte più evidente, la punta di un iceberg, quella interessata dalle indagini. Perchè poi la parte maggiore, ancora non rilevata, è quella che non si vede. Può cominciare così il racconto sulla corruzione in Sicilia, un tema tornato d’attualità in maniera diremmo prepotente nelle ultime settimane per gli effetti politici dell’indagine della procura di Palermo che coinvolge l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro detto Totò, fino a qualche giorno fa segretario della Nuova Democrazia cristiana che lui ha rifondato e fatto crescere in Sicilia.

Il grande affare della sanità

Il male, a quanto pare, è abbastanza diffuso: dal 2020 al 2025 abbiamo contato poco più di 250 indagati in procedimenti che riguardano gestione degli appalti, nomine pubbliche e scambio politico-amministrativo, con almeno due filoni che mostrano intersezione diretta o indiretta con Cosa nostra (Catania e Castelvetrano), e una centralità strutturale della sanità come leva di potere. Nel solo 2024, secondo una ricerca di Libera, la Sicilia ha registrato 5 inchieste su 48 (10,4%) a livello nazionale e 82 indagati su 588 (13,9%) totali, «confermandosi tra le regioni con la più alta incidenza di casi di corruzione in Italia».