«Introduciamo una norma che imponga agli operatori la verifica della sussistenza di tentativi di infiltrazione non solo della mafia ma anche della politica per condizionare le scelte dell’impresa allo scopo di ottenere risorse pubbliche, in analogia a quanto previsto nella documentazione antimafia». A parlare è Costantino Visconti, ordinario di Diritto penale all’Università di Palermo, direttore del Dems (Scienze Politiche e delle relazioni internazionali) da anni impegnato in collaborazione con Transcrime dell’Università cattolica ad approfondire i temi della prevenzione antimafia e in generale a studiare il fenomeno del condizionamento criminale (non solo mafioso) dell’economia: studi culminati spesso in proposte legislative. Il focus questa volta, anche per motivi di stretta cronaca, è la sanità in Sicilia «un affare da circa 10 miliardi di euro, che transitano nel bilancio regionale, ma è sotto gli occhi di tutti un differenziale tra quanto si spende e la qualità del servizio sanitario. Qualsiasi decisore pubblico dovrebbe farsi delle domande: cosa accade? Una risposta la sia ha sul piano strutturale e nazionale: ci sono meno soldi per la sanità. Esistono, però, altre ragioni che i decisori pubblici, politica e burocrazia, non vogliono affrontare» dice Visconti.