Segui il denaro, diceva Giovanni Falcone. Oggi quel principio è diventato metodo. È la bussola della Direzione investigativa antimafia, diretta dal generale Michele Carbone, che per la prima volta condensa in un’unica relazione per tutto il 2024 l’offensiva contro l’infiltrazione delle mafie, in particolare nel settore finanziario e degli appalti pubblici. Un cambio di rotta rispetto al recente passato, quando il dossier antimafia era presentato semestralmente e sempre in forte ritardo. L’obiettivo di questa accelerazione è chiaro: dare una visione d’insieme dei fenomeni a beneficio di politica, magistratura, prefetture e degli altri stakeholder istituzionali. Un resoconto il più possibile «ravvicinato» delle attività d’indagine che hanno permesso nell’ultimo anno di intercettare i flussi, smascherare le «scatole cinesi» societarie e ricostruire le reti economiche usate dalle mafie per ripulire miliardi di euro. Perché oggi le organizzazioni criminali non sparano, investono. Lo fanno con sofisticate architetture finanziarie, tra fiduciarie, conti offshore e triangolazioni digitali, utilizzando fondi di investimento.

Il direttore della Dia Carbone ha precisato che in merito agli appalti per il Ponte sullo Stretto «abbiamo il background per la prevenzione».