Caro direttore, senza entrare nel campo delle competenze musicali, a proposito dell' "affaire Venezi" mi sorge spontanea una domanda, forse paradossale: se Beatrice Venezi fosse dichiaratamente di sinistra, e per giunta una simpatizzante propal, gli orchestrali della Fenice l'avrebbero così sonoramente (in senso proprio e figurato) contestata, rischiando di apparire destrorsi, misogini, fascisti, sionisti, trumpiani, vannacciani e chi più ne ha metta...?

Riccardo Gut

Caro lettore, è una domanda che altri mi hanno già fatto. Una lettrice, per esempio, qualche giorno fa mi ha scritto: «Ma se invece di essere considerata un'amica di Giorgia Meloni, Beatrice Venezi avesse frequentato Elly Schlein, sarebbe successo tutto questo baccano?». Non lo possiamo sapere, ovviamente. Anche se qualcuno, forse, penserà che lo possiamo immaginare. Ma, come sempre, è meglio restare ai fatti. Che ci dicono alcune cose. Non è raro che in Italia le nomine nei teatri lirici siano accompagnate da polemiche e tensioni. Anche il passaggio (meritatissimo) di Fortunato Ortombina dalla guida della Fenice a quella della Scala non è stata, come ben sanno non solo gli addetti ai lavori, una passeggiata. E recentemente si è consumato un duro scontro politico, con strascichi anche legali, a Napoli dove il sindaco dem Manfredi ha cercato bloccare la nomina, voluta dal governo e appoggiata dal presidente della Regione Campania De Luca, di Fulvio Macciardi a sovrintendente del Teatro San Carlo. Ma quello che è andato ed sta andando in scena alla Fenice è un film, anzi un'opera, tutta diversa. Inedita nella modalità scelte e nel clamore mediatico che si è voluto dare alla protesta. E che, proprio per questo, è diventato un caso e ha assunto una inevitabile e chiara connotazione politica. Ben fotografata del resto dalle molte bandiere della Cgil che accompagnavano il corteo dei manifestanti martedì per le calli di Venezia. Con buona pace di molti orchestrali che - giusto o sbagliato che sia ma certamente in buona fede - rivendicano il loro insindacabile diritto a condividere la scelta di un direttore musicale, il caso Venezi ormai si è trasformato in qualcosa di diverso. Che prescinde dal dibattito, peraltro un po’ surreale, sulle qualità della giovane direttrice d’orchestra e anche sullo scontro sulle modalità, queste certamente rivedibili, con cui è stata nominata. Lo scontro su Beatrice Venezi per qualcuno è diventato l’occasione per cercare di dare una lezione al centrodestra e imporre una retromarcia al governo sulla politica culturale. Una battaglia del tutto legittima, per carità. Ma quando si combatte e si scende in campo sarebbe bene sapere qual è la posta in gioco e quali sono i veri obiettivi. Quelli della “battaglia della Fenice” ormai sono chiari.