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14 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 10:53
Alla Cop 30 del Brasile i lobbisti del settore dei combustibili fossili registrano la più alta percentuale di presenze di sempre: uno ogni 25 partecipanti, per un totale di 1.602. Si tratta, di gran lunga, del numero più alto di rappresentanti di quasi tutte le delegazioni nazionali presenti, a parte quella del paese ospitante. Solo il Brasile, infatti, ha inviato più persone (3805). In termini percentuali, c’è stato un aumento del 12% rispetto ai negoziati sul clima dello scorso anno a Baku, in Azerbaigian con la più grande concentrazione di lobbisti dei combustibili fossili alla Cop da quando la coalizione Kick Big Polluters Out analizza la lista dei partecipanti alla conferenza. Non si tratta di un semplice elenco di presenze. La scorsa settimana, il Guardian ha rivelato che il 57 per cento di tutta la produzione di petrolio e gas dello scorso anno, proveniva da 90 aziende del settore dei combustibili fossili che hanno inviato un numero sostanziale di lobbisti ai colloqui sul clima delle Nazioni Unite dal 2021 al 2024.
Si tratta di 5.350 lobbisti che si sono “mescolati” con leader mondiali e negoziatori climatici. Quelle 90 aziende rappresentano quasi due terzi (63%) di tutti i progetti di espansione dei combustibili fossili a breve termine che si stanno preparando per l’esplorazione e la produzione, secondo la Global Oil and Gas Exit List appena pubblicata (un set di dati che include più di 1.700 aziende che coprono oltre il 90% dell’attività globale del settore). Per la Conferenza delle Parti del Brasile i lobbisti dell’oil&gas hanno ricevuto il 66% in più di pass rispetto a tutti i delegati dei 10 paesi più vulnerabili al cambiamento climatico messi insieme. “A 10 anni dall’Accordo di Parigi, la presenza dei lobbisti fossili nelle Cop, dove non dovrebbero trovarsi, continua a crescere” commenta Elena Gerebizza di ReCommon, membro della coalizione internazionale Kick Big Polluters Out.













