Anche le persone, le istituzioni, le aziende e le amministrazioni possono sostenere direttamente la transizione energetica, con le proprie scelte quotidiane: aderendo a schemi di autoproduzione come le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) o l’autoproduzione virtuale, che consente di condividere la produzione fotovoltaica anche se non si dispone di un impianto; migliorando l’efficienza energetica di case ed edifici; oppure scegliendo la mobilità elettrica. Azioni che, prese singolarmente, possono sembrare minime ma che diventano determinanti quando è una collettività ad adottarle, trasformando i territori in motori di sostenibilità.

Le Cer rappresentano oggi uno dei fenomeni più dinamici del mercato elettrico italiano. Secondo il rapporto Electricity Market 2025 del Politecnico di Milano, le configurazioni di autoconsumo diffuso sono passate in un anno da 46 a 876, per una potenza complessiva di circa 83 MW, con oltre 7.000 utenze coinvolte. Di queste, 421 sono vere e proprie comunità energetiche, con una diffusione che, da Lombardia e Piemonte, si sta rapidamente estendendo anche al Centro-Sud e alle Isole.

Alla base del loro successo c’è un modello semplice: cittadini, enti locali e piccole imprese si uniscono per produrre e condividere energia rinnovabile a chilometro zero. L’autoconsumo diffuso riduce i costi energetici, abbatte le emissioni e rafforza il tessuto sociale, valorizzando aree disponibili e patrimoni locali. Le prospettive di crescita sono importanti: lo scenario più ambizioso ipotizza il raggiungimento di 2,7 GW di potenza installata entro il 2028, oltre la metà dei 5 GW incentivabili dal Gestore dei servizi energetici (Gse).