Con l’ultima estensione del Decreto CER, il panorama delle comunità energetiche in Italia ha fatto un salto decisivo in avanti. Grazie a questa modifica, il numero di comuni italiani che possono accedere ai fondi del PNRR è aumentato del 40,46%. Ora anche i centri fino a 50.000 abitanti possono ottenere contributi a fondo perduto fino al 40% per impianti realizzati nell’ambito delle CER. Questo significa che oltre il 98% dei comuni italiani — 7.763 su 7.896 — è incluso nella misura.
Un cambiamento radicale che apre nuove prospettive non solo per i cittadini ma anche per le imprese. Secondo le analisi di Greenvolt Next, nei comuni sotto i 50.000 abitanti operano oltre 5 milioni di imprese. Se solo il 5% di queste aderisse inizialmente a una CER, si arriverebbe a coinvolgere 250.000 aziende. Un impatto potenzialmente enorme, destinato a rivoluzionare il modo in cui il nostro Paese produce, condivide e consuma energia.
Il potenziale è altissimo anche per il settore pubblico locale: stimiamo che tra 46.000 e 77.000 edifici — scuole, municipi, biblioteche, palestre, RSA — possano essere integrati in configurazioni CER, con benefici economici e ambientali tangibili.
Ma la vera novità di queste settimane riguarda un altro fronte fondamentale: la semplificazione della governance delle CER. Il GSE ha recentemente chiarito che è ora possibile costituire una entità giuridica nazionale a cui possano aderire più configurazioni locali, superando così la necessità di costituire una nuova entità per ogni comunità energetica. Questo rende molto più semplice la creazione di una rete nazionale di CER, con regole comuni, una governance centralizzata e la possibilità di scalare modelli virtuosi già sperimentati.






