Le rinnovabili crescono, ma la vera sfida ora è integrarle nel sistema elettrico. Dopo anni di nuove installazioni, servono reti più robuste, accumuli su larga scala e regole di mercato in grado di gestire la variabilità delle fonti, per tradurre la capacità installata in una quota più alta di energia pulita nei consumi. I dati di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, mostrano che nel 2025 la domanda elettrica italiana si è attestata a 311,3 TWh, di fatto stabile sull’anno precedente. Le rinnovabili hanno coperto il 41% dei consumi, in lieve calo rispetto al 2024. Il dato è legato soprattutto al ritorno dell’idroelettrico su livelli più normali dopo l’eccezionale disponibilità d’acqua dell’anno prima, mentre il solare ha registrato un nuovo record di produzione, pari a 44,3 TWh. La capacità installata continua, comunque, a crescere: oltre 7 GW di nuove rinnovabili nel solo 2025, per un totale superiore a 83 GW, di cui oltre 43 GW fotovoltaici e quasi 14 GW eolici.

“Il vero punto debole è oggi l’eolico, con una velocità di crescita insufficiente, mentre sul fotovoltaico siamo uno-due gigawatt sotto le attese”, osserva Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy (E&S) della School of Management del Politecnico di Milano. Nonostante il ritmo delle installazioni, l’Italia resta sotto la media europea, dove la quota di energia pulita nei consumi elettrici si avvicina al 47-48%. Recuperare il divario dipende soprattutto dalla flessibilità del sistema. “Per far funzionare un mix con quote crescenti di energia variabile servono reti, accumuli e regole di mercato adeguate”, aggiunge Chiesa. Il confronto con l’Europa riflette anche la struttura energetica nazionale, ancora fortemente legata al gas naturale, che resta il vettore ponte della transizione e continua a essere la tecnologia marginale che fissa il prezzo nelle ore di punta o di minore produzione rinnovabile. Questo assetto incide direttamente sul costo dell’elettricità: nel 2024 il prezzo medio del mercato italiano è stato intorno ai 109 euro/MWh e nel gennaio 2026, secondo il Gestore dei mercati energetici, i prezzi medi per fascia oraria si sono collocati tra 118 e 151 euro/MWh, con una media ponderata di circa 130 euro/MWh.