Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

10 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:44

In Svezia è obbligatoria dal 1955, in Norvegia dal 1960, in Danimarca e Finlandia (in quest’ultimo Paese non obbligatoria, ma integrata) dal 1970, in Spagna dal 2020. In Italia oggi comincia in Aula la discussione sul disegno di legge Valditara che prevede, tra le altre cose, il “consenso informato” delle famiglie. Si discuterà persino un emendamento a firma della leghista Giorgia Latini che estende il divieto fino alle medie. Se parliamo di educazione sessuoaffettiva nelle scuole, possiamo tranquillamente dichiarare che, mentre l’Europa va in una direzione certa, inserendola nel percorso curricolare fin dalle prime classi scolastiche, l’Italia rischia di compiere un enorme passo indietro. E già che la situazione era precaria, frammentaria e su base volontaria…

La distonia è evidente se si legge la ricerca promossa dalla Fondazione Una Nessuna Centomila in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, attraverso il Centro di Ricerca Dipartimentale Against Domestic Violence (con il supporto economico di Gucci). Uno studio portato avanti da gennaio a ottobre 2025, sotto il coordinamento di Marina Calloni, professoressa ordinaria di Filosofia Politica e Sociale, e da Elisabetta Biffi, ordinaria di Pedagogia Generale, che fotografa in maniera impietosa la realtà italiana. L’obiettivo era duplice: fornire una mappatura critica della situazione normativa, formativa e culturale in Italia e all’estero, e proporre raccomandazioni operative per l’elaborazione di modelli formativi innovativi destinati ai docenti. Il senso è: non solo protestare per qualcosa che continua a non esistere a livello normativo, ma anche e soprattutto proporre soluzioni scientifiche che possano contrastare la propaganda della “teoria gender nelle scuole”, negli ultimi mesi sbandierata a più non posso da parte della maggioranza.