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Ultimo aggiornamento: 8:57
Dal 3 dicembre il disegno di legge “Valditara” sull’educazione alla sessualità e all’affettività ha il via libera della Camera con 151 voti favorevoli e 113 contrari. Dopo lunghi dibattiti in Commissione e nell’Aula di Montecitorio ora passerà al Senato. Ma cosa cambierà nei fatti, nella quotidianità della vita dei nostri ragazzi, dei loro genitori e docenti?
Valditara rassicura che per quanto riguarda l’attività curriculare alla primaria, alle medie e alle superiori nulla sarà diverso. Tradotto: ciò che è previsto nelle Indicazioni nazionali sarà rispettato. Tradotto ulteriormente per chi non è del mestiere: se il libro di geografia parla dell’apparato riproduttore, spiegando anatomicamente quello maschile e femminile, il periodo della pubertà, la gravidanza e l’ecografia, quello si farà senza bisogno di alcun consenso. Stop.
Vietato, invece, alla scuola che un tempo veniva definita materna (3-5) anni e alla primaria effettuare interventi di esperti esterni. Il comma quattro dell’articolo uno non lascia spazio a fraintendimenti: “Per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria sono escluse, in ogni caso, le attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità”. La conseguenza è presto detta. Fino ad oggi, gli istituti comprensivi si avvalevano spesso del supporto di Consultori cattolici e non o di associazioni di esperti per approfondire il tema previo il consenso dei genitori che, spesso, venivano coinvolti anche in riunioni programmatiche. Ora il tutto sarà affidato solo all’insegnante di classe.










