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4 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 23:21

A un giorno dal summit dei leader che precederà la Cop30 sul clima di Belém, ore e ore di discussioni non sono bastate ai ministri dell’Ambiente all’Unione europea per mettersi d’accordo sul target climatico al 2040. La riunione straordinaria del Consiglio Ue Ambiente è andata avanti a oltranza a Bruxelles, per arrivare alla posizione negoziale sulla legge europea sul clima, da cui ripartire per affrontare la trattativa con il Parlamento europeo. Lo scontro non è sul taglio in sé: nessuno vuole toccare la proposta presentata a luglio 2025 dalla Commissione Ue di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040 (rispetto ai livello del 1990), ma i capi di Stato e di governo hanno deciso di allentare le condizioni di mercato e il negoziato si è acceso sulle ‘flessibilità’ contenute in un testo di compromesso della presidenza danese e messe in campo per rendere la traiettoria verso il 2040 meno rigida. Per alcuni Paesi, come Spagna e Svezia, da concedere con parsimonia per non svilire l’ambizione, secondo altri da distribuire alleggerendo il più possibile il peso dei tagli. E tra questi, in prima fila, c’è l’Italia, accompagnata da Francia, Polonia, Bulgaria, Ungheria e Romania. Al centro delle discussioni i tempi e le modalità per il ricorso ai crediti internazionali di carbonio – ovvero progetti di alta qualità extra Ue da conteggiare nel calcolo delle emissioni – e la clausola di revisione ogni due anni proposta dalla presidenza di Copenaghen per accogliere le richieste dei leader Ue. Per un accordo sul target è richiesta la maggioranza qualificata, ovvero 15 Stati membri su 27 che rappresentano almeno il 65% della popolazione. Ma sono venute fuori tutte le divergenze e le tensioni. Prima di cena, la presidenza danese dell’Ue lavorava alla stesura di un nuovo testo di compromesso. Per convincere gli Stati più reticenti, l’ipotesi è quella di inserire il rinvio di un anno – dal 2027 al 2028 – del nuovo sistema di scambio quote di emissione Ets per trasporti ed edifici.