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5 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:36

Se la Commissione europea ha proposto di inserire nella Legge sul clima l’obiettivo di ridurre le emissioni dell’Ue del 90% entro il 2040, la posizione negoziale degli Stati membri è più controversa. Il Consiglio Ue Ambiente vota per mantenere la facciata (l’obiettivo giuridicamente vincolante del 90%), ma mette sul piatto diverse scappatoie. Il risultato è un’intesa al ribasso rispetto all’ambizione di Bruxelles, che va oltre il compromesso proposto dalla presidenza danese del Consiglio Ue, accontentando gli Stati che ponevano più freni, come Italia, Francia, Polonia. La principale scappatoia: secondo l’accordo raggiunto a Bruxelles, dopo circa 24 ore di discussioni e tensioni, per arrivare a quel target basterà una riduzione dell’85% delle emissioni interne, contabilizzando una quota fino al 5% di crediti internazionali di carbonio “di alta qualità” (da acquistare) a partire dal 2036, con una ‘fase pilota’ tra il 2031 e il 2035. I crediti ottenuti, dunque, per la riduzione delle emissioni effettuate da altri Paesi extra Ue. Secondo diversi osservatori, il rischio è che l’inclusione dei crediti di carbonio internazionali faccia dirottare gli investimenti che potrebbero invece accelerare la trasformazione industriale dell’Europa. Ogni cinque anni, inoltre, la Commissione europea potrà effettuare una revisione e, in quell’occasione, valutare la possibilità di consentire agli Stati membri di utilizzare un ulteriore 5% di crediti di carbonio esteri per raggiungere i propri obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni. Si tratta di una misura volontaria, quindi, nelle migliori ipotesi gli Stati membri potrebbero decidere di non utilizzare ulteriori crediti o di usarne una quota minore. Viene rinviata di un anno, quindi al 2028, l’entrata in vigore dell’Ets 2, il sistema di scambio di quote di emissione che estenderà l’Ets anche al riscaldamento domestico e ai carburanti per veicoli, aumentando i prezzi al consumatore finale in entrambi i casi. Se la destra è compatta verso il sì, The Left e Verdi lo sono verso il no, nel voto si spacca il gruppo italiano dei Socialisti e democratici. E il Partito democratico.