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Ultimo aggiornamento: 10:30
I ministri dell’Ambiente dell’Ue raggiungono a Bruxelles l’accordo sul taglio delle emissioni del 90% entro il 2040. Per arrivare alla maggioranza qualificata ci sono volute 24 ore, un giorno intero e la notte tra negoziati e scrittura di un nuovo testo che fosse un compromesso ancora più forte rispetto a quello presentato alla vigilia della riunione straordinaria. Perché molti Paesi, Italia in prima fila, hanno puntato i piedi per avere una traiettoria meno rigida o, per meglio dire, una serie di scappatoie. Il Parlamento europeo dovrebbe votare la sua posizione in sessione plenaria il 13 novembre, con una posizione che si prevede sarà simile a quella dei governi.
L’intesa prevede la possibilità di contabilizzare nel bilancio delle emissioni fino al 5% di crediti internazionali di carbonio extra Ue. E, come richiesto il modo particolare proprio dal ministro dell’Ambiente italiano, Gilberto Pichetto Fratin, si è andati anche oltre: un aggiuntivo 5% di crediti esteri potrà essere acquistato dai Paesi, per coprire gli sforzi nazionali. Resta l’avvio al 2036, con un periodo pilota che potrà iniziare nel 2031. Si conferma il rinvio di un anno, dal 2027 al 2028, delll’Ets 2. Il testo, inoltre, conferma una clausola di revisione su base biennale (come già proposto dalla presidenza danese) a seguito di una valutazione da parte della Commissione della legge sul clima.












