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3 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 12:34
Che un progetto tanto sbrigativo non ottenesse l’avallo della magistratura contabile era perfino ovvio. Ma che non sarà la Corte dei Conti ad affossare un’opera ormai identitaria (per la Lega, meno per il governo) lo è altrettanto. Il recente stop al famigerato progetto Ponte sullo Stretto è facilmente aggirabile, o per via ordinaria – integrando le valutazioni mancanti – o ricorrendo al consueto “interesse pubblico superiore”, che obbligherebbe la Corte a registrare “con riserva” la delibera governativa e a sottoporla al voto parlamentare. Certo sarebbe una forzatura di cui il governo si assumerebbe la responsabilità qualora i conti non quadrassero, cosa assai probabile con le attuali stime di traffico, benché le conseguenze di un eventuale danno erariale ricadrebbero sulle prossime generazioni. Comunque sia, per quanto tortuose, le strade sono ancora tutte aperte.
Le motivazioni della Corte – disponibili tra un mese – ricalcheranno probabilmente i rilievi contenuti nella delibera del 24 settembre scorso, alle quali si presume che il governo sia stato inottemperante. In essa si contesta, tra l’altro, l’aumento di oltre il 50% del costo rispetto all’appalto del 2006, che imporrebbe una nuova gara internazionale; gli “imperativi motivi di interesse pubblico” che avevano velocizzato le procedure bypassando anche i vincoli ambientali imposti dalle normative europee e la mancata ottemperanza a svariate prescrizioni tecniche della delibera Cipe 66/2003.















