Come hanno lavorato i magistrati della Corte dei Conti che il 29 ottobre hanno negato il visto di legittimità al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina? Volevano capire come stessero le cose, senza pregiudizi? Oppure avevano la bocciatura già confezionata e hanno condotto la loro indagine con l’intento di procurarsi le giustificazioni necessarie? All’indomani, la Corte ha sostenuto che la Sezione di controllo di legittimità si è espressa «su profili strettamente giuridici» e «senza alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera».
L'EDITORIALE DI MARIO SECHI
PONTE SULLO STRETTO, ORA LA CORTE DEI CONTI PUBBLICHI GLI ATTI
Un’opera da 14 miliardi di euro bloccata dalla Corte dei Conti, migliaia di posti di lavoro che rischiano di sfuma...
Parlando con chi ha partecipato alle audizioni che hanno preceduto il verdetto, però, emerge una storia molto diversa. Libero ha contattato alcuni rappresentanti della pubblica amministrazione chiamati a rispondere alle domande dei magistrati contabili nell’adunanza del 29 ottobre, al termine della quale si è riunita la camera di consiglio che si è rifiutata di apporre il visto. Hanno accettato di parlare con la garanzia della riservatezza dovuta alle fonti, i loro racconti sono coerenti e dipingono un procedimento sotto molti aspetti irrituale.













