ROMA Uno stop temuto e alla fine arrivato. Al termine di una lunga riunione in Camera di Consiglio, la Corte dei Conti ha deciso di non concedere il visto di legittimità e la registrazione della delibera Cipess che dà il via libera al progetto definitivo - da 13,5 miliardi di euro - per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Una nuova frenata che arriva dopo le osservazioni avanzate dall'ufficio di controllo della Corte, che aveva chiesto di deferire la delibera in sede collegiale, «non superati i dubbi di legittimità emersi». Se per le motivazioni a caldo bisognerà attendere trenta giorni, la decisione dei giudici contabili torna, inevitabilmente, a scuotere e dividere la politica.

Le reazioni più dure arrivano da Palazzo Chigi: «L'ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento», tuona Giorgia Meloni da Palazzo Chigi, riaprendo il terreno di scontro con le toghe alla vigilia del via libera definitivo alla separazione delle carriere. «Sul piano tecnico, i ministeri interessati e la presidenza del Consiglio hanno fornito puntuale risposta a tutti i rilievi formulati», prosegue la premier che, per dare «un'idea della capziosità», sottolinea come una delle censure ha riguardato «l'avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l'esistenza dei computer». Le da man forte Matteo Salvini che, del Ponte, ha fatto ormai la sua nuova battaglia politica dopo l'autonomia, bollando il verdetto come una «scelta politica e un grave danno per il paese». Oltre alla richiesta di un vertice politico sul tema con gli alleati - che si potrebbe già svolgere il giornata - il leader della Lega promette che non si fermerà: «In attesa delle motivazioni, chiarisco subito che non mi sono fermato quando dovevo difendere i confini e non mi fermerò ora, visto che parliamo di un progetto auspicato perfino dall'Europa». L'idea è quella di un nuovo passaggio in Cdm per "savare" l'opera. Si dice, invece, «esterrefatto» Antonio Tajani, per il quale «non è ammissibile che in un Paese democratico la magistratura contabile decida quali siano le opere strategiche da realizzare». Ma a dirsi sorpreso è soprattutto l'amministratore delegato dello Stretto di Messina, Pietro Ciucci: «Tutto l'iter seguito è stato sempre svolto nel pieno rispetto delle norme generali e speciali italiane ed europee relative alla realizzazione del ponte». Le reazioni dal fronte delle opposizioni servono, invece, a prendere le difese dei giudici "nel mirino" della maggioranza. «Meloni con le sue gravi affermazioni contro la Corte dei Conti chiarisce il vero obiettivo della riforma costituzionale», dice la leader del Pd Elly Schlein: «Non è una riforma che serve a migliorare la giustizia, né serve agli italiani. Serve a questo governo per avere le mani libere e mettersi al di sopra delle leggi e della Costituzione».