Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
2 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 9:22
“Riconoscimento del proprio lavoro, stipendi alti, fiducia, aiuto per chi volesse avere figli, dialogo tra manager e dipendenti, sono alcuni dei punti di forza del mercato del lavoro in Olanda rispetto quello italiano. Perché nel nostro Paese tutto questo manca?”. Se lo domanda Roberta Basili, originaria di Terni, oggi career coach nei Paesi Bassi dove aiuta gli expat italiani a trovare un impiego adeguato. “Ho sempre voluto fare la recruiter: spiegare i processi, preparare un candidato prima di un colloquio, far capire i motivi per cui non lo passava e cosa fare per riuscirci la prossima volta. Credo che noi italiani sul lavoro abbiamo una marcia in più rispetto ai nostri colleghi europei. E spesso neanche lo sappiamo”.
Roberta nel 2007, dopo la laurea in Scienze della Formazione all’Università di Perugia raggiunge Genova “perché in Umbria non trovavo un lavoro”. Lì arriva a lavorare per un’azienda che si occupa di trasporti marittimi e della costruzione di navi container in Corea del Sud. “In un viaggio in Corea – racconta a ilfattoquotidiano.it – ho conosciuto una collega che faceva il mio stesso lavoro. Confrontando la cultura del lavoro in cui si trovava, l’ambiente multiculturale, e capendo le differenze considerevoli nello stipendio e nei benefit, ho iniziato a sognare l’estero ancora di più”. E quando l’azienda le offre un contratto a tempo indeterminato decide di rifiutarlo per darsi una possibilità altrove: “Volevo qualcosa che avesse un impatto più significativo sulla vita delle persone e allineato con le mie competenze”. Il suo ragazzo dell’epoca aveva trovato lavoro nella Svizzera francese, così Roberta decide di raggiungerlo, stabilendosi in Valle d’Aosta. Cerca lavoro nel cantone dove si parla italiano, lo trova come responsabile HR e Recruiter e l’azienda le paga anche una formazione. “Riuscivo a mettere da parte qualcosa, fare più vacanze l’anno ed avere uno stile di vita con meno pensieri. E questo senza che nessuno si aspettasse in automatico del lavoro straordinario”.








