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Ultimo aggiornamento: 9:08
“In questi anni ho visto tanti italiani venire qui in Olanda con l’idea di trasferirsi o con buoni propositi. Non mi sento di consigliare un Paese in particolare, ma sono sicuro che in nord Europa ci siano grandi opportunità”. Quando guarda indietro, tira il fiato e capisce come si è realizzato in Olanda, dove Mauro è arrivato a 40 anni e per questo spesso si rammarica di “non esser partito prima”. Dopo dieci anni ad Amsterdam il confronto è inevitabile: “Mi fa tristezza vedere il nostro come un Paese che regredisce. Forse avremmo bisogno di un bagno di umiltà”.
Originario di Pescara, Mauro Rizzello inizia la sua storia lavorativa nel ‘97, con quella che lui definisce, un’occasione unica: il primo impiego, da neodiplomato, come perito tecnico industriale in un’azienda farmaceutica della città, che aveva appena concluso una joint venture con un una multinazionale Usa. “Ero giovane, i turni non erano un problema, anzi, mi concedevano molto tempo libero”, ricorda. I primi cinque anni passano senza problemi e, grazie all’ottimo contratto e stipendio, a 25 anni compra casa. Le cose cambiano il sesto anno, quando, tra turni rimescolati, concorrenza globale e colleghi disperati per l’ambiente sempre più teso, Mauro decide di dare le dimissioni: lascia quello che tutti i suoi amici vedono come un lavoro sicuro, una miniera d’oro, per cambiare vita. È il 2009 quando parte per il Canada. “Avevo 35 anni, età massima per accedere al working holiday visa di sei mesi – racconta –. Un’esperienza che mi segnò profondamente”.






