A Montecitorio, nella sala delle giunte, i due plichi sono già comparsi ieri pomeriggio. Uno predisposto su richiesta dei deputati di maggioranza Sara Kelany (FdI), Enrico Costa (Forza Italia) e Simona Matone (Lega), l’altro da quelli di opposizione Simona Bonafè (Pd), Carmela Auriemma (M5S) e Marco Grimaldi (Avs). E qualcuno ha già firmato, anche se il grosso delle sottoscrizioni arriverà tra lunedì e martedì. Al Senato, invece, i moduli dovrebbero apparire martedì, subito dopo la seduta delle 17,30. Serviranno, nell’arco dei prossimi giorni, a raccogliere le firme per richiedere il referendum confermativo sulla riforma della giustizia targata Carlo Nordio. Il testo che due giorni fa ha ricevuto l’ultimo semaforo verde (il quarto) da Palazzo Madama e che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pm, lo sdoppiamento del Csm e una nuova Alta corte disciplinare. E che ora sia maggioranza che opposizione vogliono sottoporre ai cittadini. Chi per rivendicarne le ragioni, chi per provare ad affossarlo alle urne.

L’AFFONDO

Del primo schieramento fa parte il sottosegretario di Palazzo Chigi Alfredo Mantovano. Considerato da alcuni l’ispiratore, con Nordio, di alcuni punti della riforma. Che spite di Cinque Minuti su Rai1, replica a testa bassa alle accuse delle opposizioni. Altro che governo intenzionato a sottomettere le toghe: «I pieni poteri – affonda il sottosegretario – sono quelli di chi per via giudiziaria blocca la politica dell'immigrazione impedendo le espulsioni» dei migranti irregolari. O di chi «blocca la politica industriale fermando gli impianti dell'ex Ilva». O ancora di chi «a fronte di 262 persone denunciate per i disordini di qualche settimana fa nel centro di Roma, non dà seguito all’indagine e rilascia gli unici due arrestati». Dei magistrati, insomma, contro una parte dei quali sembra già partito il battage mediatico. Non sarà la «bacchetta magica», il ddl Nordio: «Non ci illudiamo che col nuovo sistema le correnti scompariranno», ma per Mantovano «avranno un gioco più limitato, e quindi aumenterà il peso del merito». E anche l’efficienza ne migliorerà grazie agli interventi sul capitolo disciplinare. Quasi una risposta a Nordio, che da un evento di FdI a Venezia replica a chi contesta la sua riforma sottolineando invece che «nessuno ha mai detto che avrebbe reso i processi più veloci: per quello stiamo operando con altre forme». Poi l’accusa alla sinistra, rea di aver avuto «una reazione quasi rabbiosa» al via libera.