“Compagni, compagni! Serrate le fila! Compagni...”. A sinistra è già in corso lo psicodramma per il referendum confermativo che nella prossima primavera potrebbe dare il via libera alla riforma della Giustizia approvata dal Parlamento. Dal Partito democratico all’Associazione Nazionale Magistrati, passando per Cinquestelle e Bonelli-Fratoianni-Salis vari, tutti sono già in campo pancia a terra per provare a trasformare la riforma Nordio in tutto il contrario di ciò che è realmente.
Ma, al netto degli sforzi del fronte magistrato-progressista di opporsi in ogni modo all’approvazione della legge (chi per interessi che potremmo definire corporativisti, chi per interessi meramente politici che seguono la sempreverde dottrina del “tanto peggio tanto meglio”), vanno moltiplicandosi sempre più le voci fuori dal coro. Seri problemi di “ammutinamento” li sta incontrando il Pd. Non sono solo esponenti dell’ala opposta alla fazione di Elly Schlein a esprimere dei dubbi. Goffredo Bettini, storico dirigente dem, si è schierato a favore della riforma che sancirà la separazione delle carriere delle toghe: «Ritengo possa rappresentare un passo importante, persino doveroso, nella direzione di una maggiore terzietà del giudice. Non per sfiducia nei confronti della magistratura.








