C’è chi dice Sì alla riforma Nordio. Anche a sinistra, senza timore per le accuse di «tradimento». Appuntamento ieri a Firenze, alla Palazzina reale di Santa Maria Novella. Si presentano in tanti, pezzi importanti del Pci, dei Ds e dell’Ulivo che furono. A fare da padre nobile provvede Augusto Barbera, ex presidente della Consulta. motivi per cui è giusto e progressista battersi per la riforma. Rivendica che «per noi è sempre stato pacifico che si era di centrosinistra e si era a favore della separazione delle carriere. Per questo siamo per il Sì». Ammette di provare «stupore per i cambi repentini, poco giustificabili» della linea del partito. Come gli altri, lo fa rimanendo bipolarista e all’opposizione del centrodestra: «Quando ci saranno le elezioni voteremo per il centrosinistra». Ma nel merito, argomenta Ceccanti, la riforma Nordio «è a vantaggio dell’autonomia dei giudici rispetto ai pubblici ministeri. Soprattutto nelle indagini preliminari».
Davanti ai relatori c’è una sala strapiena, il passaparola ha funzionato persino nella rossa Toscana. «È una cosa che ci è esplosa in mano. Si vede che rappresentiamo un sentimento reale», commenta Fusaro aprendo i lavori. Barbera risponde subito alle «sciocchezze» tirate fuori da tanti a sinistra. «Non si vota né a favore né contro la Meloni. Quello lo si farà alle elezioni politiche. Ora è tutta un’altra cosa». E questa riforma «non è “la rivincita di Berlusconi”», come sostiene il fronte forcaiolo che tiene insieme il M5S e larga parte della sinistra. «Dicono che attui il disegno di Licio Gelli», prosegue l’ex presidente della Consulta. «Gelli era a favore della riduzione dei parlamentari, ma nessuno ha detto ai Cinque Stelle che stavano attuando il disegno di Gelli...». Entra nei dettagli, spiega che il testo della riforma difende l’indipendenza dei magistrati meglio del sistema attuale, perché «la garantisce rispetto alle correnti, che soffocano l’indipendenza dei magistrati. In particolare di quelli che non partecipano alla vita delle correnti». Per concludere che «è una riforma liberale, che per sorte della Storia è stata portata avanti, nell’ultimo tratto, da forze politiche che si richiamano a legge e ordine, ma appartiene al patrimonio della sinistra e del centrosinistra».








