Sono in molti, nei ranghi del centrosinistra, a partire dalla segretaria del Pd Elly Schlein, a sostenere che se gli italiani dovessero bocciare col voto referendario della prossima primavera la riforma della giustizia voluta dalla maggioranza di centrodestra allora Giorgia Meloni dovrebbe immediatamente dimettersi.

Bene, ma chi dovrà dimettersi se gli italiani invece l'approveranno? L'opposizione si sta infatti assumendo un grande rischio politico con la sua scelta di contrastare questa riforma attraverso una battaglia all'ultimo sangue tutta giocata sui temi della democrazia in pericolo e della libertà fondamentali minacciate da una destra illiberale e autoritaria che punta a stravolgere l'ordinamento costituzionale. Questa, ormai è chiaro, è la linea propagandistica adottata in vista del referendum dal centrosinistra, ma assai pericolosa se il risultato del voto dovesse essere diverso da quello auspicato. Se una simile impostazione ultimativa e drammatizzante non dovesse funzionare, non si tratterebbe solo di una normale sconfitta, ma di una débâcle strategica sul piano politico e dell'immagine.

Uno scenario che andrebbe messo in conto e che dovrebbe consigliare ai diversi leader del centrosinistra un approccio diverso, meno ansiogeno e allarmistico, duramente critico della riforma su piano tecnico-legislativo, piuttosto che l'annunciato scontro tra bene e male. E ciò tenuto conto di almeno sette fattori che giocano contro la scelta di un drammatico redde rationem nei confronti della maggioranza.