Nei primi mesi del 2026 (tra marzo e aprile) gli italiani saranno chiamati a dire Sì o No alla riforma della giustizia. È l’appuntamento che farà da fionda per il finale della legislatura e le elezioni del 2027. È partita una campagna piena di menzogne, la più grossa dice che il governo vuole controllare i magistrati, punta ai «pieni poteri», una balla colossale. Non c’è una sola riga. Negare, sopire, mentire è il mantra del partito delle toghe e dei suoi “aficionados”.

Quando c’è qualcosa che svela il pre-giudizio della magistratura, il silenzio è la reazione immediata, come è accaduto ieri sull’articolo di Fausto Carioti (che oggi concede il bis) che ha rivelato la faziosità del “metodo” usato dai magistrati della Corte dei Conti durante le audizioni sul Ponte sullo Stretto. Il giorno dopo, neppure uno stormir di fronda, tutto tace. Era il 1° novembre, è calato il silenzio tombale. Non mi aspettavo nient’altro. Chi tocca i fili prende la scossa, dunque meglio tacere. Il conformismo, il timore di subire conseguenze sulla carriera, il clima paludato che domina da sempre nella magistratura, trovano un’ulteriore prova oggi nell’articolo d’apertura di Libero.

ANM, IL MANIFESTO SCATENA IL CAOS: BORDATE CONTRO I MAGISTRATI