Lo scontro tra magistratura e politica attorno alla riforma fa il bis, mentre la scena cambia e si estende ai palazzi di giustizia di tutta Italia.
Con gli attacchi delle toghe e le repliche che si sono moltiplicati e ancora una volta hanno incendiato il dibattito, senza sosta, sul referendum costituzionale. A tenere banco è stata l'inaugurazione dell'anno giudiziario a Milano, tra le città simbolo della storia giudiziaria italiana e scelta dal ministro Carlo Nordio per il suo intervento, che ha ricalcato quello con cui ieri a Roma, in Cassazione, ha difeso l'operato suo e del governo.
Nell'aula magna, che dai tempi di Mani Pulite e del governo Berlusconi è stata teatro di aspre contrapposizioni, stamane i vertici del distretto e degli uffici milanesi, davanti ai rappresentanti delle istituzioni - tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa - e delle forze dell'ordine, non hanno lesinato parole di un certo peso.
A cominciare dal presidente della Corte d'Appello, Giuseppe Ondei, e dalla procuratrice generale, Francesca Nanni. Il primo ha cercato di sgomberare il campo da aspetti "fuorvianti" e ha affermato che la riforma non lascerà alcuna traccia in positivo sul sistema, e la seconda è andata diritta al punto: la sua "sostanziale inutilità a correggere le attuali pesantissime carenze" fa sorgere il "dubbio che si tratti di un intervento con carattere prevalentemente punitivo", ha spiegato.













