Elia Del Grande, 49 anni, ricercato in tutta Italia, è evaso dalla casa lavoro nella quale era ospitato grazie a una fune rudimentale fabbricata unendo alcuni cavi elettrici.

Del Grande, destinatario di una misura di sicurezza poiché ritenuto socialmente pericoloso – è «riuscito a calarsi dal muro di cinta con una rudimentale fune, ricavata dall’unione di diversi fili elettrici», hanno spiegato Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato Sappe e Francesco Campobasso, segretario nazionale dello stesso sindacato di polizia penitenziaria.

Una dinamica, quella che ha permesso all’uomo, condannato a trent’anni per il massacro della famiglia avvenuto nel 1998 a Cadrezzate in provincia di Varese (pena già espiata), di allontanarsi dalla casa di reclusione di Castelfranco Emilia, a Modena, che per il Sappe dimostra «la scarsa sicurezza della struttura, dove convivono 45 internati e 40 detenuti. Un’ingiustificata e ingiustificabile promiscuità – denuncia ancora il sindacato -, trattandosi di soggetti con caratteristiche completamente diverse che richiedono anche una gestione altrettanto diversa. Tale promiscuità non consente di garantire la sicurezza richiesta, anche alla luce delle carenze di personale presenti nell’istituto. La forza operativa dovrebbe essere di oltre 100 unità, invece è di 62». Durante e Campobasso ricordano inoltre come Del Grande fosse “ristretto per scontare una misura di sicurezza, in quanto ritenuto soggetto pericoloso”.