Si sono perse le tracce di Elia Del Grande, l'uomo in fuga da 7 giorni, scappato da una casa lavoro dove era stato trasferito dopo aver scontato il carcere per aver sterminato la famiglia a colpi di fucile. Ora Del Grande ha scritto da una località segreta per far sapere le ragioni della sua fuga: «Avevo ritrovato un equilibrio e un giudice mi ha di nuovo rinchiuso».

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L'uomo oggi ha 50 anni. Nel 1998 aveva sparato ai genitori e al fratello. Era fuggito ma fu presto raggiunto e arrestato. Condannato all'ergastolo, pena ridotta poi a 30 anni per la seminfermità mentale, è stato in carcere 26 anni e 4 mesi fino a luglio 2023. Poi la libertà vigilata. Quindi la casa lavoro nel Modenese, una struttura dove lo ha indirizzato il tribunale di Sorveglianza ritenendolo ancora socialmente pericoloso. Ma lui ha contestato subito il trasferimento, giudicando la struttura una sorta di carcere. Anzi, forse peggio.

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Dopo il malessere, la fuga, calandosi da un muro di recinzione con fili elettrici annodati tra loro, utilizzati come corda. E ora la lettera inviata al giornale Varese News, in cui spiega le sue ragioni. Parla di «totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a risocializzare e reinserire con il lavoro, per l'appunto cosa che non esiste affatto, le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi Opg (ospedali psichiatrici giudiziari, ndr) dismessi nel 2015 grazie una legge stimolata da qualcuno che ha voluto aprire gli occhi su quello scempio che era ancora in essere, cosa che non è accaduto per le case lavoro che in realtà sono recipiente di coloro che hanno problemi psichiatrici e che non hanno posto nelle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ndr)».