Dalla sua fuga ha scritto a 'Varese News' per raccontare i motivi per cui è scappato: l'inadeguatezza, a suo dire, del luogo dove era internato, ovvero la casa-lavoro di Castelfranco Emilia (Modena).

Elia Del Grande, l'uomo che 27 anni fa, quando ne aveva 22, sterminò il padre, la madre e il fratello a Cadrezzate, nel Varesotto è, di fatto, ancora un fuggitivo, dopo che la settimana scorsa si è calato con una fune dalle mura della struttura che si trova a metà strada fra Bologna e Modena.

Condannato in appello a trent'anni, dopo che in primo grado aveva preso l'ergastolo per quella che diventò nota alle cronache come la 'strage dei fornai' perché insieme gestivano la panetteria di famiglia, Del Grande ne ha trascorsi in carcere 25. Tornato in libertà si è trasferito in Sardegna dove ha avuto qualche piccolo guaio con la giustizia, dovuto principalmente alle liti con i vicini: circostanza che ha convinto i giudici di sorveglianza a ritenerlo "socialmente pericoloso" e a collocarlo per sei mesi nella casa-lavoro di Castelfranco, una struttura ibrida dove i detenuti lavorano e sono coinvolti in programmi di reinserimento. E da dove, la sera di giovedì 30 ottobre è scappato. Da allora si sono perse le sue tracce. "Pago lo scotto del mio nome e di quello che ho commesso - ha scritto Del Grande nella sua lettera al quotidiano online varesino - stavo ricostruendomi una vita. Il mio gesto è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a ri-socializzare e reinserire con il lavoro, per l'appunto cosa che non esiste affatto, le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi Opg dismessi nel 2015, grazie a una legge stimolata da qualcuno che ha voluto aprire gli occhi su quello scempio che era ancora in essere, cosa che non è accaduto per le case di lavoro che in realtà sono recipiente di coloro che hanno problemi psichiatrici e che non hanno posto nelle Rems".