E’ fuggito una settimana fa dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia. Ancora ricercato, Elia Del Grande, autore della “strage dei fornai” - uccise a colpi di fucile i genitori e il fratello nel 1998 a Cadrezzate, nel Varesotto – scrive da una località segreta una lunga lettera a Varese News raccontando il motivo del suo allontanamento dalla struttura.

Dopo aver scontato 26 anni e 4 mesi di carcere era stato in libertà vigilata e di recente assegnato alla struttura del modenese perché giudicato ancora socialmente pericoloso.

“Il mio gesto è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a ri-socializzare e reinserire con il lavoro, per l’appunto cosa che non esiste affatto, le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi OPG (gli ospedali psichiatrici giudiziari ndr) dismessi nel 2015” scrive.

Poi racconta, dal suo punto di vista, le condizioni che stava vivendo: “Mi sono trovato ad avere a che fare ogni giorno con gente con serie patologie psichiatriche, la terapia chiaramente psicofarmaco, viene data in dosi massicce a chiunque senza problemi. L’attività lavorativa esistente è identica a quella dei regimi carcerari. Le case di lavoro oggi sono delle carceri effettive in piena regola con sbarre cancelli e polizia penitenziaria, orari cadenziati, regole e doveri. Con la piccola differenza che chi è sottoposto alla casa di lavoro non è un detenuto, bensì un internato, ovvero né detenuto né libero, nessuna liberazione anticipata, nessun rapporto disciplinare, ma solo proroghe da sei mesi in su che servirebbero, in teoria e non in pratica, a riabituare il sottoposto a misura di sicurezza al tessuto sociale esterno”.