APraga, alla Czech Technical University, c’è una giovane scienziata italiana che studia come rendere i computer più simili al cervello umano. Lo fa non perché un giorno potranno pensare al posto nostro, ma per costruire macchine che consumino meno energia. Si chiama Giulia D’Angelo, ha 35 anni, insegna Spiking Neural Networks. Nel suo laboratorio crea algoritmi neuromorfi, sistemi che emulano i meccanismi del cervello a livello di software, con un hardware speciale.
La sua storia comincia molto lontano. Quando era una ballerina professionista di hip hop e il suo corpo si è improvvisamente fermato. Per un ictus.
Ma andiamo con ordine.
La intervisto alle 8 di mattino, alle 9:30 deve essere in università.
«Uso telecamere bioispirate, che si comportano in modo simile alla retina. La nostra tecnologia non cattura immagini a intervalli regolari come fa quella tradizionale delle telecamere: ogni pixel reagisce solo se cambia la luminosità, proprio come succede con i nostri fotorecettori. È un’informazione asincrona, temporale, più vicina a come la retina e il cervello processano la realtà».






