Perché impariamo? Per vivere una vita buona. Si studia come si gioca da bambini. Per istinto, per orientarsi nel mondo.
È una possibile risposta che Luca Mari, professore di Scienza della misurazione alla Liuc, offre come commento alla ricerca del MIT, Massachusetts Institute of Technology, di Boston, che ha misurato tramite degli elettrodi l’attività cerebrale di tre diversi gruppi di studenti durante l’ideazione e la realizzazione di un saggio. A uno dei tre era stato permesso l’uso di Chat GPT. Il risultato? l’intelligenza artificiale atrofizza l’attività cerebrale.
La ricerca
I 54 partecipanti sono stati suddivisi dai ricercatori in tre gruppi: il primo aveva a completa disposizione il chatbot, il secondo poteva utilizzare Google come motore di ricerca ma doveva cimentarsi autonomamente nella produzione testuale, il terzo non poteva usare alcuno strumento tecnologico.
Ognuno di loro ha completato tre sessioni nelle stesse condizioni. Nell’ultima, gli studenti che avevano avuto accesso a ChatGPT sono stati riassegnati al gruppo che poteva contare solo sul proprio cervello, e viceversa. I ricercatori hanno poi utilizzato un elettroencefalogramma per monitorare l’attività cognitiva durante la stesura dei saggi.







