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Ultimo aggiornamento: 8:41

Caracas ha smantellato una “cellula finanziata dalla Cia” che stava pianificando un finto attacco contro il cacciatorpediniere statunitense Uss Gravely, ormeggiato in Trinidad e Tobago, a pochi chilometri dalle coste venezuelane. Ad annunciarlo, in un clima sempre più teso tra Washington e il regime chavista, è stato lo stesso presidente Nicolas Maduro, assediato dagli Usa di Trump che, col pretesto della lotta al narcotraffico, ha autorizzato operazioni della Cia in terra venezuelana. Maduro ha definito la presenza della nave una “provocazione volta a scatenare una guerra nel Caribe” e ha reagito sospendendo un accordo sul gas con Trinidad e Tobago, accusando la premier Kamla Persad-Bissessar di aver trasformato il Paese “in una portaerei dell’impero americano contro il Venezuela“.

Secondo il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, quattro persone sono state arrestate nell’ambito dell’operazione, anche se non sono stati forniti dettagli sui presunti responsabili. L’accusa giunge mentre gli Stati Uniti rafforzano la loro presenza militare nella regione: il Pentagono ha dispiegato sette navi da guerra nei Caraibi e una nel Golfo del Messico, e ha annunciato l’imminente arrivo della portaerei Uss Gerald R. Ford.