"E'una rincorsa a questi siti che spesso hanno server in altre parti del mondo e sono difficili da buttare giù.
Una volta pubblicate le foto il danno è fatto, Internet è come una grande fotocopiatrice. Ma se questi siti esistono è perché c'è una domanda degli utenti, è un problema culturale difficile e che richiede tempo": è il parere espresso all'ANSA da Vincenzo Cosenza, esperto di digitale e conoscitore delle principali piattaforme di IA che generano foto e video.
"Le grandi aziende di intelligenza artificiale come OpenAI, Google e Meta - spiega Cosenza - forse un po' meno Grok di Elon Musk, hanno messo dei paletti alla creazione di immagini sexy o di nudità perché non hanno intenzione di essere coinvolte in cause miliardarie. Da zero non si produce nulla, neanche foto in bikini'.
E aggiunge: "Creare un deepfake in genere è molto facile anche con programmi gratis e senza avere competenze. Ma creare un deepfake porno è un lavoro più strutturato, ci vogliono dei programmi ad hoc da installare sui propri computer e modelli di intelligenza artificiale open source, aperti, che hanno meno barriere", osserva l'esperto facendo riferimento al programma gratuito ComfyUI e al modello open source Flux. "E' un lavoro fattibile ma più organizzato, soprattutto se se ne producono tanti, bisogna avere un computer potente e programmi più complessi, non sono interfacce già pronte'.











