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Vari esponenti di Forza Italia hanno criticato con durezza l’innalzamento delle tasse sugli affitti brevi inserito nella legge di bilancio, il provvedimento con cui il governo decide come spendere i soldi nell’anno successivo: «Una misura iniqua», l’ha definita il deputato Alessandro Cattaneo. Anche il leader della Lega Matteo Salvini l’ha contestata: «Non mi sembra che sia un modo per aiutare il consumo interno e la domanda interna», ha detto. Pure Fratelli d’Italia, anche se con toni più pacati, ha chiesto delle correzioni.

Insomma tutti i partiti di governo hanno disconosciuto una norma che i loro leader avevano votato pochi giorni prima. C’entra ovviamente una certa dose di ipocrisia e di opportunismo politico. Ma in buona parte, quando i ministri sembrano scoprire l’effettivo contenuto della legge di bilancio solo dopo averla votata, è perché è successo davvero così: in Consiglio dei ministri hanno approvato un testo di cui conoscevano approssimativamente le norme principali, e poco o nulla del resto.

Venerdì 17 ottobre, durante la conferenza stampa tenuta al termine del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini avevano presentato sommariamente i contenuti della legge di bilancio, dicendosi tutti molto soddisfatti e orgogliosi per il testo appena promosso. Poche ore dopo sono iniziati i bisticci: prima sulla tassa alle banche, poi sugli affitti brevi. Tra gli altri, infine, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riconosciuto alcune storture del testo che aveva da poco votato.