Caricamento player

Al centro del dibattito tra i partiti di governo sulla legge di bilancio ci sono soprattutto due questioni, entrambe relative ad aumenti di tasse: la cedolare sugli affitti brevi e il contributo straordinario imposto a banche e assicurazioni. Per certi versi questa polemica sintetizza efficacemente una contraddizione della politica italiana, cioè il fatto che molto spesso la destra e prima ancora il centrodestra hanno criticato duramente delle tasse che però non hanno poi abbassato quando avrebbero potuto.

Nel complesso, anzi, a fronte della insistita retorica contro le tasse di Silvio Berlusconi prima, e degli altri leader conservatori poi, durante i governi del centrodestra non c’è mai davvero stata una sensibile riduzione delle imposte e della pressione fiscale, l’indicatore che misura l’entità delle tasse rispetto al prodotto interno lordo. L’andamento, negli ultimi vent’anni, è stato sempre piuttosto ondivago.

Qualche anno fa, Matteo Renzi disse che era soprattutto una questione di percezione. Siccome la sinistra nell’immaginario collettivo è quella che alza le tasse, ogni volta che un governo progressista lo fa, questo viene notato ed evidenziato: le imprese protestano, le associazioni di categoria si lamentano, i giornali liberali o conservatori alimentano polemiche. Renzi, ovviamente, lo diceva anche per mettere in luce i meriti di un governo, il suo, che pur essendo di centrosinistra si era sforzato tra il 2014 e il 2016 di non aumentare le tasse, riducendole anzi in molti settori. «Ora che invece le tasse le aumenta Giorgia Meloni, cioè un governo di centrodestra, nessuno sembra scandalizzarsi più di tanto», dice il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, d’accordo con Renzi.