Quando Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha preso la parola alla Camera per rispondere alle interrogazioni dei deputati, fuori dall’Aula, in Transatlantico, l’argomento sulla bocca di tutti era la revisione dell’aumento della tassa sugli affitti brevi.
La riscrittura della norma c’è stata, ma non come avrebbero voluto gli alleati di governo e soltanto per fare una piccola limatura. Perché l’intervento è uno di quelli che il titolare del Mef ha deciso di rivendicare all’interno di una manovra di bilancio pensata per portare il deficit nei parametri europei e per dare un po’ più di potere d’acquisto alle famiglie. Non è una questione di coperture, l’incasso dai cinque punti in più di cedolare secca sugli affitti brevi è di poco più di 100 milioni all’interno di coperture complessive della manovra che valgono circa 18 miliardi. La norma ha detto «è anche dovuta alla difficoltà sempre crescente di trovare alloggi a prezzi accessibili». Il proliferare di appartamenti dati in affitto per pochi giorni ai turisti che affollano le città italiane, soprattutto appoggiandosi all’aiuto fornito da portali e piattaforme che mettono in contatto domanda e offerta, e sta drenando case al mercato. «Uno degli elementi che in questi ultimi anni hanno contribuito ad accrescere la difficoltà a trovare alloggi, soprattutto nelle grandi città, è risultato essere l'incremento di casi di affitti brevi, soprattutto a fini turistici», ha spiegato Giorgetti. Il governo ha quindi deciso di agire.














