Atterrata in Senato, la manovra del governo si prepara ad affrontare un’accurata revisione. Palazzo Chigi e il Tesoro, però, frenano chi vorrebbe smontarla del tutto. Giancarlo Giorgetti, pur aprendo a modifiche come per gli affitti brevi («non è una questione di vita o di morte»), avverte i colleghi della maggioranza che qualsiasi ritocco dovrà avvenire a «saldi invariati». Il riferimento sembra fin troppo evidente. Se qualcuno pensa di alleggerire il prelievo sulle banche e assicurazioni, che vale 4,5 miliardi, dovrà trovare delle coperture alternative di pari importo. Insomma, modificare quel capitolo sarà tutt’altro che semplice. Anche perché sul prelievo delle banche ha messo il cappello direttamente la premier Giorgia Meloni. E lo ha fatto, tra l’altro, sposando la stessa linea portata avanti da Giorgetti.

Il suo pensiero sulla questione, Meloni lo ha chiarito nel libro «Finimondo» di Bruno Vespa, di cui ieri è stata diffusa una anticipazione. «Se cala lo spread, se sale il rating dell’Italia, se le banche hanno potuto approfittare dei 200 miliardi messi a disposizione dal governo Conte per rinegoziare con la garanzia dello Stato prestiti che avevano già erogato, o dei crediti del superbonus, sempre grazie a Giuseppe Conte, è giusto», spiega la premier a Vespa, «che quelle stesse banche ci diano una mano a continuare in una politica così profittevole. Se su 44 miliardi di profitti nel 2025 ce ne mettono a disposizione circa cinque per aiutare le fasce più deboli della società», aggiunge Meloni, «credo che possiamo essere soddisfatti noi e che in fin dei conti possano esserlo anche loro».