Consumo in calo. Rese ridotte a 9mila tonnellate per ettaro. Prezzi al consumo e costi di produzione in aumento. L’eleganza dello Champagne appare sbiadita dopo un 2024 difficile (chiuso a 271 milioni di bottiglie vendute, 3,75 miliardi dall’export, 6 miliardi in totale) e un 2025 che ha visto l’avvio di una vendemmia precoce e un primo trimestre in riduzione del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Fine di un mito enologico?

«Lo Champagne rappresenta meno del 10% delle bollicine del mondo. Ma quando le persone a cui piacciono devono celebrare, stappano lo Champagne. E non per forza in abbinamento al dolce. Siamo nella fascia alta e ci vogliamo rimanere», afferma orgoglioso Arnaud Fabre, presidente del Domaine Alexandre Bonnet. L’azienda, fondata nel 1934, può contare su un territorio vocato che, a cavallo di Champagne e Borgogna, comprende i 3 Doc riconosciuti e fa dell’unicità del sorso la firma dei propri spumanti.

Le etichette

A Milano, presso lo shop Candiani Custom, il Domaine ha presentato tre etichette provenienti da La Forêt, la parcella più scoscesa del podere, esposta a pieno Sud e coltivata a Pinot Noir da oltre 50 anni sulla collina di Les Riceys, con i suoi 45° di inclinazione e la sua esposizione inusuale.