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Ultimo aggiornamento: 11:36
Ha ragione. Ranucci ha ragione quando dice, la solidarietà che sento adesso venga fuori in maniera pratica e allarghi il suo abbraccio. Arrivi fino ai giornalisti più deboli, dice, a quelli delle redazioni locali, ai sovraesposti, a coloro che non hanno tutela legale. Ha ragione da vendere Ranucci quando dice, facciamo un passo avanti ma facciamolo adesso. E dice tutto questo a pochi giorni dall’attentato che poteva essere fatale a lui e alla sua famiglia, ampliando la riflessione dalla sua esperienza individuale a quella più ampia e universale del giornalismo che assume, esso stesso, i contorni di uno strumento di resistenza.
Diceva tutto questo, Ranucci, su Raitre, intervistato da Massimo Giletti in apertura della trasmissione Lo stato delle cose, pochi minuti dopo che un’altra stimata giornalista, Lina Palmerini, a Otto e mezzo, su La7, spiegava senza girarci intorno, le ragioni dello sciopero di due giorni che la redazione del Sole 24 Ore ha messo in campo per denunciare e reagire all’aggressiva decisione della direzione di affidare, in tema di manovra, l’intervista alla premier Meloni a una collaboratrice esterna. “La manovra – così Palmerini – è l’evento più importante dell’anno per il nostro giornale che tratta economia” e a seguirla, dai primi sussulti e dalle prime ipotesi sono giornalisti esperti e titolati in tema di economia e finanza. Decidere dunque di sollevare dal prestigioso impegno di un’intervista sulla legge di bilancio giornalisti specializzati nel settore per affidarlo a mani ritenute più sicure, non più esperte, significa svilire le professionalità e mettere in atto un processo di scelta non basato sul merito ma sul gusto, non sul percorso ma sull’innesto.














