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20 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 17:21

Dopo quanto accaduto a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia, molti hanno ricordato un pessimo episodio giornalistico di parecchi anni fa, quando una rubrica de Il Foglio, Andrea’s version (così in inglese, che fa tanto giornalismo anglosassone molto figo e obiettivo) nei giorni dello tsunami si era rammaricata che Ranucci, pur presente nei luoghi della tragedia, non ne fosse stato travolto. Ora, quel lugubre augurio era una cosa di tale stupidità che si potrebbe anche dimenticare, se ogni volta che quel quotidiano pubblica simili porcherie io non riesco a dimenticare che lo fa con i nostri denari (e non sono contributi volontari, come quelli che il governo ora propone a banche e assicurazioni, sono soldi presi direttamente dalle nostre tasche).

Ma torniamo ad Andrea e alla sua antipatia (stavo per scrivere odio, ma non si può, l’odio appartiene solo alla sinistra). In tempi molto più recenti, il nostro “versionista” ha dato di nuovo sfogo alla sua ossessione parlando di Ranucci in questo modo: “Il suo lamento senza sosta dove un tipo così non fa che sentirsi torturato dal potere, figurarsi, della Rai dopo due urletti e due finte in ginocchio davanti a un governo che, sempre per finta, lo sculaccia senza mai negargli niente”. Altro che la cretinata sullo tsunami, qui c’è quello che veramente Il Foglio pensa e vorrebbe far pensare di Ranucci. Un piangina, un vittimista, uno che si lamenta per delle ingiustizie finte, degli urletti, delle sculacciate senza conseguenze.