L’attentato a Sigfrido Ranucci arriva al Parlamento europeo. "Quello che è successo a me è un atto intimidatorio di cui non so quale sia la finalità – dice il giornalista conduttore della trasmissione Report di RaiTre – È il termine di una serie di iniziative che vanno avanti da anni, alcune mai rese pubbliche, ma rappresenta un salto di livello rispetto alle minacce costanti. Chi gestisce il potere della criminalità organizzata non ama l'attenzione dei giornali e le intercettazioni lo confermano". Ranucci non ha dubbi: “Credo che alla fine, se questo messaggio aveva l'intenzione di colpire il lavoro di Report e farci fermare, ha sicuramente ottenuto la reazione opposta”.

A Strasburgo si discute di libertà di stampa al seminario del premio Daphne Caruana Galizia, una donna a cui "rendiamo omaggio per aver pagato con la vita il suo coraggio, la sua sete di libertà. Il suo sacrificio è un monito vivo”, la parole della dem Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. Che oltre a Ranucci, intervenuto da remoto, ha introdotto nel dibattito anche Roberto Saviano, giornalista sotto scorta da circa vent’anni.

L’intervento di Ranucci

"La paura è un sentimento umano. Questo attacco sicuramente è un attacco per quello che siamo e quello che rappresentiamo. Io non faccio più inchieste ormai da anni, da quando sono diventato un produttore di Report, quindi se questo attacco c'è stato è perché sono il volto, in questo momento, di una squadra straordinaria. L'attacco è soprattutto al lavoro che hanno fatto i colleghi, che hanno toccato centri di potere. Ma credo anche che forse vada anche alzato anche il livello di lettura di questo attacco, è un attacco alla nostra indipendenza, al nostro coraggio, alla nostra capacità che abbiamo dimostrato di toccare qualsiasi centro di potere che è capitato sotto il nostro sguardo, nel pieno ruolo di 'cani da guardia della democrazia'". Il giornalista ha sottolineato che "in questo caso, c'è stata tantissima solidarietà trasversale. A me piace pensare che sia una solidarietà sincera. Anche se ho visto alcuni giornali in questi giorni già cominciare a dire che quelli erano fuochi d'artificio, la bomba non era rivolta a lui.. Tra un po' arriveranno a dire che mi sono fatto l'attentato da solo....", "quelle sono le cose più pericolose, perché quella è la delegittimazione, e guarda caso sono quei giornali fanno parte di alcuni centri che potrebbero avere un po' di coscienza sporca, perché magari rappresentano determinati centri di potere che noi abbiamo toccato, ma che io non penso che siano coinvolti in questo attentato".