Iniziamo col sottolineare il tema centrale. Quello di Sinner non è un tradimento alla Patria e la Davis non è l'equivalente del Mundial di calcio. Il tennis è uno sport individuale che negli ultimi due-tre decenni ha esasperato questa caratteristica. Il sogno di qualsiasi tennista professionista (parliamo di 1.500 giocatori che frequentano il circuito Pro) oggi è quello di vincere uno Slam, non certo portare a casa l'Insalatiera. E questa è una delle ragioni per cui la gloriosa ma polverosa Davis vecchio formato - nel 76 vinta in Cile da Panatta, Barazzutti, Bertolucci, Zugarelli e capitan Pietrangeli - ha sempre più perso valore. Qualche numero ci aiuta a capire meglio: Federer nella sua irripetibile carriera ha giocato 40 singoli di Davis su un totale di 1.526 partite, meno dell'1% del totale; Nadal è riuscito a far peggio, scendendo in campo 29 volte a fronte di 1.308 incontri totali. Di Pete Sampras, leggenda anni 90 e 2000, si ricordano appena 28 apparizioni. Ed è stata proprio la disaffezione dei big a portare l'Itf a rivedere le regole, abbandonando la formula dispendiosa delle partite al meglio dei 5 set e condensando tutto in un mini-torneo finale.
Fatte queste premesse, è ovvia la scelta di Sinner e del suo team di rinunciare alla fase finale della Davis anche se questa - dolorosamente - si gioca proprio in Italia, a Bologna. Il calendario maschile è talmente compresso da costringere i giocatori a gestire le forze al meglio. Jannik ha un solo grande obiettivo: tornare in vetta al ranking Atp. Per riuscirci deve fare bene alle Finals (che per inciso si giocano in Italia) e agli Australian Open di gennaio, due eventi nei quali è campione uscente con un tributo pesante di 2.500 punti in uscita. Alcaraz, l'eterno rivale, ne scarterà appena 600 con la possibilità di incrementare i 1.300 di vantaggio che già oggi ha nel ranking. Tutto questo si traduce in una pressione enorme sul nostro giocatore evidenziata dai crampi di Shanghai con conseguente ritiro. Ecco perché non può essere messa in discussione la scelta del team di fermarlo per regalargli una settimana in più di riposo quando all'orizzonte ci sono Open di Australia e una preparazione durissima a dicembre. È lo stesso team che lo ha guidato al trionfo leggendario di Wimbledon grazie al quale ha conquistato le prime pagine di tutto il mondo.















