Il campione che vince tutto divide i fan di casa nostra non partecipando in questi giorni alla Coppa Davis. Per alcuni è il n° 1 di cui essere orgogliosi. Per altri è l’altoatesino che non “sente” l’attaccamento a bandiera e italianità. Due esperti scendono in campo
a cura di Enrica Brocardo
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"Il tennis non è uno sport di squadra come il calcio. Ogni giocatore ha il proprio team. Alla fine di ogni mese, come tutti i tennisti, Jannik Sinner deve pagare l’allenatore, il fisioterapista, il massaggiatore, il nutrizionista, il mental coach... Insomma, c’è un’azienda, neppure tanto piccola, che fa capo a lui. Il che significa dover gestire gli sforzi, la programmazione, gli allenamenti. Per restare al vertice devi fare attenzione al minimo dettaglio, basta anche un piccolo infortunio per mandare all’aria un sistema complesso". Così parla Paolo Bertolucci, ex campione di tennis che, con Adriano Panatta (che conosce ormai da una sessantina di anni) commenta a braccio i più importanti incontri in un podcast nato da un’idea di Domenico Procacci. "Il tennis non è più quello dei miei tempi, la componente fisica è diventata prevalente, molto più di quella tecnica. Lo accusano di giocare in modo noioso? Una volta la pallina viaggiava a 100 chilometri all’ora, adesso va a 200: è difficile inventarsi chissà cosa, va già bene se riesci a non farti travolgere. Molti di quelli che fanno commenti non hanno mai parlato con i tennisti o il loro team, non sono mai stati in uno spogliatoio. Anche queste polemiche sulla sua residenza a Monte Carlo mi sembrano immotivate: se potesse allenarsi da qualche altra parte, con un clima favorevole, senza nessuno che gli rompa le scatole, credo che lo farebbe. E, poi, a me tutto questo improvviso patriottismo scatenato dalla sua rinuncia alla Coppa Davis fa impazzire. Lo stesso hanno fatto Alexander Zverev, che non ha giocato per per due anni di fila, e Carlos Alcaraz nel 2024. Fino a tre, quattro anni fa, la gente neppure si ricordava che esisteva la Davis perché aveva smesso di essere una competizione importante a livello mondiale. E comunque, se l’abbiamo vinta due volte di fila, è stato grazie a lui. Magari Sinner il prossimo anno deciderà di tornare, ma non è una tassa che deve pagare. Oltretutto lui si è fatto da solo, senza aiuti di nessun tipo e, a 24 anni, è in cima al mondo. È altoatesino: e allora? Se fosse di Siracusa gli faremmo pagare il fatto che è nato in Sicilia? Quando vince Wimbledon o gli Australian Open, anche se non si vede, in mano tiene la bandiera italiana. È questo quello che conta".









