Caro Direttore, sono assolutamente in disaccordo con la sua risposta al lettore Bertollo, che criticava la mancata partecipazione di Sinner alla Coppa Davis di Bologna. La sua replica, dai toni a mio avviso immotivatamente paternalistici, non affronta il cuore del problema. Io credo che i campioni sportivi abbiano anche una responsabilità etica e morale verso la Nazione che rappresentano. Si tratta di esprimere e incarnare la cultura sportiva italiana. Essere uno sportivo italiano non significa fare il testimonial di una nota marca di pasta abruzzese, come fa Sinner, ma rappresentare l'Italia nei più importanti eventi internazionali, come la Coppa Davis, anche se come lei osserva non è più al vertice delle gerarchie mondiali del tennis. La sua risposta elude quella dimensione collettiva dello sport che ci ha tenuti incollati alla televisione per tifare Sinner non solo perché bravo tennista, ma perché lo sentivamo "uno di noi". I grandi campioni si misurano non soltanto per i risultati, ma anche per la loro capacità di donarsi al pubblico che li sostiene. In questo contesto, perfino le sconfitte possono diventare titoli di merito.
Aldo Sisto
Mestre (Ve)
Caro lettore, franchezza per franchezza le risponderò che se, a suo modo di vedere, i toni della mia risposta erano eccessivamente paternalistici, quelli della sua pescano a piene mani nei luoghi comuni. Ma non voglio annoiare i lettori con queste divagazioni. Preferisco porre a lei, e a chi ha la pazienza di leggerci, alcune domande. Mi chiedo e le chiedo: incarna meglio quella che lei definisce la "cultura sportiva italiana" un tennista che vince il torneo di Wimbledon o uno che non arriva mai neppure in finale (ma partecipa a tutti gli incontri di Coppa Davis)? Incarna meglio la cultura sportiva italiana un atleta che fa tutto quanto è nelle sue possibilità, (compreso sopportare le critiche per aver scelto di rinunciare per un anno alla Davis), pur di tornare ad essere quanto prima il numero uno nel suo sport o uno che si accontenta di restare il numero due o il numero venti o cento? Interpreta meglio lo spirito della cultura sportiva italiana un tennista che ha fatto vincere alla squadra azzurra per due volte la Coppa Davis o un tennista che ha sempre partecipato alla Davis senza mai riuscire a vincere un incontro decisivo e a portare la squadra italiana in finale?













