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Ultimo aggiornamento: 16:11

Se nel criticare il NO di Jannik Sinner alle fasi finali della Coppa Davis a Bologna si tirano in ballo il suo luogo di nascita (San Candido, Alta Pusteria), la lingua in cui probabilmente si esprime meglio (il tedesco) e il paese nel quale ha scelto il domicilio fiscale (Montecarlo), si sceglie una strada sbagliata. Sinner va criticato nel merito della sua decisione: tempi, modi, il contesto, il detto e il non detto.

Sostiene il partito che in queste ore ha difeso, o in ogni caso sta cercando di giustificare la posizione del tennista numero 2 al mondo, che il NO alla Davis era annunciato e qualcuno lo aveva già anticipato. I fatti ci dicono che l’ufficializzazione è arrivata il 20 ottobre, un mese esatto prima dello svolgimento della Final 8 all’Unipol Arena di Bologna. La macchina organizzativa è in moto da diversi mesi e per chi sta lavorando alla riuscita dell’evento, dalla federazione all’ultimo dei volontari, non è stata una bella notizia. E’ stato uno schiaffo in faccia. Il primo di questa vicenda.

Sostiene Sinner di essere costretto a disertare l’appuntamento di Bologna nel rispetto del programma di riposo e di preparazione per la stagione che verrà. Benissimo, ma il calendario è fissato da tempo. Sicuramente il tennista italiano non lo ha scoperto pochi giorni fa. Ma poi, entrando nel merito, vogliamo davvero credere che i cinque giorni di Bologna possono avere questa enorme influenza sul programma di riposo/preparazione? Parliamo di tre singolari, forse anche di qualche doppio, sebbene la coppia Bolelli-Vavassori sia una delle migliori del circuito. Riesce difficile credere a un supplemento insostenibile di fatica.