La sua ultima rinuncia alla Davis ha diviso l’Italia come una crisi di governo. Da una parte i nostalgici della Prima Repubblica; dall’altra i giovani che vedono in Sinner un professionista globale per cui il corpo è un investimento, non un feticcio patriottico. E com’è normale per un campione dello sport, vive a Montecarlo: nel mondo è routine, in Italia un caso. È il solito scontro generazionale che ci trasciniamo da decenni: chi si commuove all’inno e chi guarda al ranking, contando premi spesso devoluti in beneficenza e provenienti da aziende italiane. Intesa Sanpaolo aprì la strada grazie a una felice intuizione dell’area guidata dal «cardinale delle relazioni», Stefano Lucchini.
Il giorno di Sinner, picconatore gentile
Il mancato passaggio al Quirinale. Con i suoi «no», Sinner piccona la retorica dello sport di Stato. Cossiga lo faceva con le sfuriate in ...








