«È una tregua, non è mai stata una pace. È fragilissima e ha molti nemici, da una parte e dall’altra, e molteplici interessi a farla fallire». È realista Andrea Margelletti, presidente del Centro studi internazionali, riguardo alle ultime violazioni del cessate il fuoco. «Tra i nemici della tregua c’è una parte importante di Hamas, contraria al suicidio politico. Chiamare Hamas “un’organizzazione terroristica” è riduttivo: ha una componente politica fortissima che per esempio non ha Al Qaeda. E si definisce come un movimento resistenziale, che resiste se continua ad avere un nemico. Senza guerra non ci sono partigiani, quindi la guerra serve a Hamas per esistere».
E dall’altra parte?
«La destra religiosa e braica vuole un Israele dal fiume al mare fatto di soli ebrei. Portare a compimento le operazioni a Gaza e coinvolgere i coloni in Cisgiordania lo considera parte di una strategia del Paese: uno stop alla guerra sarebbe totalmente negativo».
Chi sta sparando sulla pace adesso?
«Tutti, io credo. E non chiamiamola pace. La destra religiosa e il governo Netanyahu possono sempre dire: quelli sono terroristi e non rispettano gli accordi. Quelli di Hamas invece dicono: gli israeliani hanno compiuto un inenarrabile massacro di decine di migliaia di persone e vogliono mandar via tutti i palestinesi da Gaza. Trovare in questa situazione quattro balordi che facciano un danno è questione di un attimo e non saprebbero neanche chi è il puparo».










