L'intervento di mastectomia, in cui vengono asportate una o entrambe le mammelle, è una prova da carico pesante per l'equilibrio emotivo e sensuale della donna. Per la paura, l'ansia, l'angoscia scatenate dal tumore già diagnosticato, che ha portato alla mastectomia, mono o bilaterale. Per l'alto rischio di avere un tumore aggressivo, se la donna è portatrice della mutazione BRCA1 e BRCA2, che aumenta del 40-60% il rischio di questi tumori. E per "il domani doloroso della donna mastectomizzata", come lo definisco, di cui merita parlare per rendere più conosciute e tempestive le cure disponibili e i nuovi progetti di riabilitazione.

Il dolore fisico post-mastectomia, che può essere severo, ha tre grandi cause: neuromuscolari, sino a configurare la cosiddetta "sindrome dolorosa post-mastectomia"; muscolo-scheletriche, che comprendono il dolore miofasciale e la capsulite adesiva, attorno alla protesi; e da disfunzione linfo-vascolare, che include sia il linfedema, cioè il gonfiore al braccio omolaterale alla mastectomia, per ridotto drenaggio linfatico soprattutto dopo linfoadenectomia estesa, sia la sindrome delle corde ascellari (axillary web syndrome, AWS): una complicanza post-operatoria che si manifesta con la comparsa di cordoncini fibrosi e dolorosi sotto la pelle dell'ascella, che si estendono lungo l'interno del braccio, limitandone il movimento e causando rigidità dovuta alla fibrosi successiva all'infiammazione dei vasi linfatici.