Ricostruzione mammaria dopo un tumore: parole che pesano come pietre nella vita di ogni paziente oncologica e che significano dover affrontare un percorso anche di accettazione del nuovo seno. A sintetizzare il vissuto dopo l’intervento chirurgico, raccontato da una rilevazione tra le pazienti che aderiscono alla rete associativa Europa Donna Italia, è la presidente Rosanna D’Antona: «Più di un terzo ha avuto complicanze e circa la metà lamenta il mancato dialogo con il proprio medico ed è per questo che chiediamo che tutte le donne possano essere davvero informate su tutte le nuove opportunità oggi disponibili. E’ fondamentale che, se esistono tecniche di ricostruzione certificate e sicure che vanno nella direzione di una migliore qualità di vita, queste vengano comunicate e promosse, perché ritrovare l’integrità corporea dopo la malattia è parte stessa della cura».
Una partnership pubblico-privata
Era necessario partire dai bisogni delle pazienti per raccontare un’innovazione come la ricostruzione del seno con crioconservazione del grasso autologo: una tecnica che va oltre le due metodiche di utilizzo del tessuto adiposo tramite ricostruzione ibrida - in combinazione con gli impianti protesici - o da solo. La crioconservazione in Italia avviene nella Banca della Cute della Regione Emilia Romagna, grazie a una partnership pubblico-privato attivata nel 2022 con l’azienda Lipobank che è riuscita a congelare e scongelare il grasso mantenendolo vitale. Un elemento determinante, quest’ultimo: perché superando i limiti del lipofilling tradizionale consente con un unico intervento di prelevare una quantità importante di grasso, che viene poi ripartito in sacche di volume idoneo alla necessità del caso clinico.








