da Gerusalemme - Tra le salme degli ostaggi e il disarmo di Hamas, il destino di Gaza si decide in questi giorni. Israele è stato chiaro. Finché la milizia non consegna i resti di tutti i rapiti non ci sarà alcuna "fase due" del negoziato. E come ha confermato l'ufficio del premier Benjamin Netanyahu, anche il valico di Rafah rimarrà chiuso. «La sua riapertura sarà valutata in base a come Hamas adempirà ai suoi obblighi», ha continuato l'ufficio del capo di governo. Ma se "Bibi" ha incassato il plauso delle famiglie degli ostaggi, desiderose di riavere i propri cari da seppellire in terra di Israele, a Gaza il governo della Striscia lo accusa di «ostacolare l'attuazione dei dettagli dell'accordo».
La pressione di Netanyahu sembra comunque funzionare. Ieri sera Hamas ha consegnato a Israele altre due salme recuperate tra le macerie della Striscia, dopo che in mattinata è stato identificato il corpo rilasciato venerdì, quello di Eliyahu "Churchill" Margalit. Ma l'equilibrio appare precario e lo scenario preoccupa non solo israeliani e gazawi, ma anche i mediatori. Tutti sanno che se salta la tregua, non ci sarà alcun passaggio a una fase di stabilizzazione. Ma tra i mille dubbi e cautele, della forza di stabilizzazione della Striscia, tra le cancellerie mediorientali e Washington, se ne parla eccome. Ieri, fonti del Guardian hanno rivelato che le forze internazionali potrebbero essere guidate dall'Egitto. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha ricevuto anche il placet dell'omologo Usa, Donald Trump, che a Sharm el-Sheik ne ha lodato la leadership e il ruolo nei negoziati. Per il Cairo, il controllo di quel fazzoletto di terra a nord del Sinai è sempre stato un elemento centrale della propria strategia. L'obiettivo degli Stati Uniti è quello di creare una forza a guida egiziana, ma con un mandato delle Nazioni Unite, per renderla una missione di peacekeeping ufficiale. E per i contingenti, oltre all'Egitto, si sono già candidati Turchia, Indonesia e Azerbaigian. Tre Paesi musulmani e non arabi che hanno particolari legami sia con Israele che con gli Stati Uniti.












